Alcuni collezionisti costruiscono una collezione. Altri costruiscono una comunità intorno a essa. Warwick Stobrawe ha passato gli ultimi trentatré anni a fare entrambe le cose, e la sua storia attraversa l’intera vicenda del collezionismo di schede telefoniche in Sudafrica.
Presidente dell’African Telately Association (ATA), l’associazione sudafricana dei collezionisti di schede telefoniche e partner ufficiale del WPC Club, Warwick ha scoperto le schede telefoniche nel 1993 mentre lavorava in Telkom SA, quando l’operatore lanciò il suo primo set Big 5 e aprì un reparto dedicato ai collezionisti. Quello che iniziò come un ordine permanente per le nuove emissioni è cresciuto fino a diventare una collezione di ben oltre 200.000 schede telefoniche, con un focus particolare su Sudafrica, Nuova Zelanda, Schede SIM africane e i primi produttori Telkor e Transtel.
Ma la vera firma di Warwick è ciò che ha fatto con quella passione. Nel 1997 riunì i collezionisti del KwaZulu-Natal e fondò un club di collezionisti di schede telefoniche, diventandone il primo presidente. Anni dopo, dall’interno della sede centrale di Telkom a Pretoria, aprì porte che la maggior parte dei collezionisti può solo sognare: i reparti di ingegneria, i responsabili commerciali, perfino la cassaforte dove erano custodite le schede di test e le emissioni ritirate.
Alcune delle storie che racconta qui sotto, dalle schede dei test sul campo del 1998/99 alle schede della candidatura olimpica di Cape Town salvate dalla distruzione, sono frammenti di storia della telefonia che esistono ancora oggi perché lui si trovava nel posto giusto al momento giusto, e ha scelto di condividerli.
Warwick Stobrawe ha partecipato a tutte le edizioni del PIM in Italia, arrivando ogni aprile dal Sudafrica. Le sue risposte sono una riflessione sul perché questo hobby conta: una forma di collezionismo con un inizio e una fine, da preservare come patrimonio per le generazioni che verranno. Vi lasciamo alle sue parole.
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Da quanti anni collezioni schede telefoniche e com’è nata questa passione? C’è un momento preciso che ricordi, una prima scheda o un incontro che ha cambiato tutto?
Colleziono schede telefoniche dal 1993. Tutto è cominciato quando lavoravo in Telkom SA Ltd in Sudafrica, nella provincia del KwaZulu-Natal. Quando Telkom lanciò il suo primo set Big 5 e il suo reparto dedicato ai collezionisti, decisi di ordinare le nuove emissioni con un ordine permanente, che includeva anche i Collectors Pack.
All’epoca non sapevo molto di schede telefoniche, ma qualcosa catturò il mio sguardo (allora erano più le immagini che la tecnologia) e trentatré anni dopo sto ancora collezionando. Sapevo ben poco delle schede L&G, come la Bexa del 1985 distribuita ai delegati in Sudafrica. In quei primi anni era difficile reperire informazioni e volevo saperne di più, quindi la strada migliore era provare a riunire persone con lo stesso interesse.
Nel 1997 feci un lungo lavoro di preparazione per scoprire chi avesse conoscenze e interesse per le schede telefoniche. Più avanti, quello stesso anno, organizzai una riunione per gli interessati e fondai un club di collezionisti di schede telefoniche nel KwaZulu-Natal, di cui divenni il primo presidente.

Come descriveresti la tua collezione a qualcuno che non conosce questo hobby? Hai una specializzazione, un’area geografica o un tema preferito?
Una volta nato il club, per quanto ai primi passi, i soci cominciarono a fare rete, soprattutto nel KwaZulu-Natal, ma alcuni avevano contatti, amici o parenti nel resto del Sudafrica, e lentamente le informazioni iniziarono a circolare. Inoltre, la stessa Telkom SA forniva ai soci informazioni preziose su tirature, descrizioni e così via. In quel periodo molti paesi stavano sviluppando le proprie reti di telefonia pubblica e si condividevano moltissime informazioni.
Guardandomi indietro, credo che il mio più grande rimpianto sia non aver avuto contatti sul lato tecnico: gran parte delle schede di test e di prova le ho scoperte solo a processi già conclusi. E le schede Engineering non si vedevano da nessuna parte. Mio fratello vive in Nuova Zelanda, e grazie al suo aiuto sono riuscito a mettere insieme una collezione neozelandese piuttosto buona. Anche i telefoni cellulari stavano prendendo piede, e ho esteso la collezione alle Schede SIM, prima solo sudafricane e poi africane.
Ho cercato inoltre di specializzarmi in Telkor e Transtel, produttori e operatori dei primi anni. Ogni volta che penso di avere ormai quasi tutte le informazioni, salta fuori un’altra scheda, ed è questa la scarica di adrenalina: trovare, come la chiama un amico, “una pepita”.
Quante schede telefoniche hai approssimativamente nella tua collezione? E in quanti anni l’hai costruita?
È molto difficile dire quante schede possiedo, perché la collezione continua a crescere e ho ampliato il raggio della mia raccolta. Se devo azzardare una stima, direi ben oltre 200.000 schede telefoniche, e come dicevo in 33 anni.
C’è una scheda a cui non rinunceresti mai? Cosa la rende così speciale per te?
Nel 2000 fui promosso all’interno di Telkom SA Ltd e mi trasferii a Pretoria, nella sede centrale. Vidi un’enorme opportunità di accrescere le mie conoscenze, perché gli ingegneri delle schede telefoniche e il reparto commerciale lavoravano nello stesso edificio in cui lavoravo io.
Questo mi diede l’occasione di capire il lato ingegneristico dei test e di entrare in contatto con alcuni ingegneri. Costruii anche un buon rapporto con i responsabili commerciali, così avevo sempre notizie di prima mano. Un giorno, parlando della mia passione con la responsabile commerciale, lei mi invitò nella loro cassaforte, dove erano custodite molte schede per le ragioni più diverse: schede difettose, schede di test, schede su ordinazione commerciale, schede destinate alla distruzione e così via.
A quel punto mi ero iscritto al Phonecard Collectors Club (oggi ATA) del Gauteng, e in breve tempo fui eletto nel Comitato come PRO. Be’, colsi l’occasione per usare il mio ruolo nell’ATA per fare ancora più rete con Telkom, e alla fine riuscii a ottenere 4 set delle schede Telkom Field Trial Tender del 1998/99, donate al club per una raccolta fondi. Naturalmente un set lo tenni per me, e solo 3 set finirono nelle mani dei collezionisti. Lo considero il mio set migliore. Ha anche un valore affettivo, perché ero collezionista (con un cappello) e dipendente Telkom (con l’altro).

Cosa ti dà più soddisfazione in questo hobby: la ricerca, la scoperta, la storia dietro le schede, il contatto con altri collezionisti o qualcos’altro?
Mi piace scoprire la storia di una scheda, o recuperare le informazioni intorno a una scheda che ho trovato. Internet è diventata una grande fonte di informazioni, e dobbiamo rendere omaggio ai pionieri che hanno pubblicato tanti articoli e cataloghi.
Tutto questo, per me, si è trasformato nell’obiettivo di viaggiare un giorno all’estero. Volevo fare rete a livello globale e, ovviamente, capire il quadro più ampio del collezionismo di schede telefoniche. Ai tempi il servizio postale era ragionevole ed era la norma scambiare o commerciare per corrispondenza.
Oggi però nel mio paese è diventato complicato, ed è difficile procurarsi materiale a meno di non pagare tariffe da corriere. Negli anni, per conoscere le persone di persona e crescere, ho avuto il privilegio di partecipare a due eventi SIT dedicati alle schede telefoniche in Francia (2004 e 2005), a un evento a Praga e tre volte al PIM in Italia.
Mi sono fatto anche molti amici collezionisti, e arriverei a dire che ho un fratello collezionista australiano, nato da un’altra madre. Trovo questo hobby molto rilassante e cerco di dedicargli almeno 5-10 ore alla settimana.
Hai mai fatto una scoperta inaspettata? Una scheda trovata per caso che si è rivelata particolarmente rara o significativa?
Quando si aprirono le candidature per le Olimpiadi del 2004, anche il Sudafrica partecipò, e per celebrare la presentazione della candidatura Telkom SA Ltd (tra gli sponsor) produsse due schede di buon augurio per Cape Town. Telkom SA era così ottimista e convinta che il Sudafrica avrebbe vinto da produrre due schede aggiuntive con la scritta “Congratulations Cape Town”.
Queste schede furono ovviamente tenute da parte in attesa dell’annuncio ufficiale del vincitore. Be’, il Sudafrica non vinse, e a quel punto Telkom doveva distruggere le schede. Fui molto fortunato a riuscire a convincere i vertici di Telkom che i collezionisti avrebbero amato avere quelle schede come memorabilia, e chiesi se fossero disposti a donarne un numero limitato o a vendere qualche set ai collezionisti.
Diedi garanzia che le schede sarebbero finite soltanto negli album. Inutile dire che ci vollero mille peripezie e suppliche, ma alla fine 25 set furono donati all’African Telately Association per una raccolta fondi. La considero una scoperta inaspettata, perché mi trovai nel posto giusto al momento giusto. E aiutò anche le finanze dell’ATA.

Hai mai partecipato al PIM – Phonecards International Meeting? Se sì, cosa ricordi di quell’esperienza? Se no, è qualcosa che ti piacerebbe fare?
Ho partecipato a tutte e tre le edizioni del PIM finora. La mia reazione è stata un “Wow”: non potevo credere che, di questi tempi, in Europa ci fossero ancora così tanti collezionisti e commercianti attivi. Considerate che in Sudafrica i nostri soci diminuiscono ogni anno, e c’è pochissimo interesse da parte dei giovani. Per me conta soprattutto condividere le conoscenze con persone che hanno i miei stessi interessi. La cosa bella di questo hobby è che ha un inizio e una fine. Non come la filatelia, che continua ancora oggi.
Credo fermamente che il collezionismo di schede telefoniche vada preservato e debba diventare patrimonio per le generazioni future. Sono sempre disponibile a condividere immagini, e in alcuni casi ho rinunciato a una o due schede della mia collezione personale per assicurarmi che finissero nel posto giusto.
Rendo omaggio a ogni collezionista che fa del proprio meglio perché questo hobby resti vivo. La filosofia del collezionare e condividere le informazioni dovrebbe venire prima di tutto, e la ricchezza arriverà in forme diverse, anche se non in valore economico.
Dovremmo incoraggiare l’unità e condividere le informazioni. Non serve a niente possedere gli unici sei esemplari di una scheda se non si è disposti a condividerne le informazioni. L’unico beneficiario sei tu (nel tuo piccolo mondo), mentre potrebbero essere molte più le persone a trarne vantaggio, e magari ci scapperebbe anche una vendita o due.

Come hai conosciuto il WPC Club e cosa ti ha convinto a iscriverti?
Attraverso i miei amici collezionisti e la rete di persone che condividono la stessa filosofia, non ho esitato a entrare a far parte del WPC Club. È un’associazione senza scopo di lucro con l’obiettivo di far conoscere a tutti il nostro meraviglioso hobby, quindi perché non farne parte.
C’è qualcosa che ti aspetti dalla comunità del WPC Club e che non hai ancora trovato altrove?
Da presidente dell’ATA, l’associazione sudafricana dei collezionisti di schede telefoniche, capisco perfettamente l’impegno, il tempo, le energie e la pazienza che servono per gestire un club così. Non tutti comprendono e apprezzano il lavoro che c’è dietro. Voglio solo che il WPC continui il suo buon lavoro, e io darò tutto il supporto che posso. Il mondo è un villaggio globale, e magari un giorno il WPC avrà il privilegio di ospitare un evento ancora più grande, con più collezionisti da altri continenti.
Ci sono collezionisti in Nuova Zelanda, Malesia, Giappone, Sud America, Stati Uniti e così via. La sfida è riunirli tutti; forse è un obiettivo da fissare, insieme a quello di raccogliere sussidi per permettere ai collezionisti meno fortunati di partecipare. Come si può generare interesse, se informazioni e passione non vengono condivise?
C’è qualcosa della tua storia di collezionista che vorresti condividere e che le domande precedenti non ti hanno permesso di raccontare?
No, credo di aver detto abbastanza. Anzi, forse anche troppo.
Ringraziamo Warwick Stobrawe per aver condiviso la sua storia, e per tre decenni di lavoro spesi a tenere vivo il collezionismo di schede telefoniche nel suo paese. Il suo messaggio è uno di quelli in cui l’intera comunità può riconoscersi: condividi ciò che sai, perché le informazioni tenute sotto chiave non servono a nessuno.
Puoi leggere di più sulla partnership tra WPC Club e ATA, scoprire la storia dell’associazione nel nostro articolo per i 30 anni dell’African Telately Association, e trovare altre interviste ai nostri soci in Storie dei collezionisti. Se sei socio del WPC Club e hai una collezione da raccontare, scrivici: potresti essere la prossima intervista.