Steve Schwartz: un milione di schede telefoniche e la memoria degli Stati Uniti

La serie Storie dei collezionisti vola in Florida da Steve Schwartz: commerciante dal 1977, dal 1994 ha costruito un inventario di oltre un milione di schede telefoniche e una collezione-archivio statunitense destinata un giorno a un museo.

La serie Storie dei collezionisti attraversa l’oceano e arriva in Florida, da Steve Schwartz, il collezionista americano che ha vissuto il collezionismo di schede telefoniche da una posizione unica: quella del commerciante che nel 1994, dentro un grande magazzino Sears, decise di trattare un oggetto che quasi nessun americano sapeva ancora usare.

Trent’anni dopo, il suo inventario supera il milione di schede telefoniche, e la sua collezione-archivio, come si può chiamare quella che gli americani definiscono “reference collection”, una raccolta sistematica con un esemplare di ogni emissione, costruita non per passione personale ma per catalogare e studiare, conta circa 25.000 schede statunitensi diverse, dal 1984 al 2000, ed è destinata un giorno a un museo. Questa è la storia di chi le schede non le ha solo collezionate: le ha catalogate, studiate e vendute in tutti gli Stati Uniti.

La collezione-archivio di schede telefoniche di Steve Schwartz: scaffali di raccoglitori con un esemplare di ogni emissione statunitense dal 1984 al 2000

Da quanti anni collezioni schede telefoniche e com’è nata questa passione? C’è un momento preciso che ricordi, una prima scheda o un incontro che ha cambiato tutto?

Nel 1977 ho avviato un’attività su licenza all’interno di un grande magazzino Sears Roebuck in Florida. Trattavo francobolli, monete e metalli preziosi, e in seguito mi sono allargato ai gioielli numismatici e ai lingotti. A quei tempi Sears era il rivenditore più grande e rispettato degli Stati Uniti. Nel 1994 ho notato un nuovo hobby che chiamavamo collezionismo di schede telefoniche, e ho deciso di trattare anche quel collezionabile. Negli anni successivi ho fatto moltissimi affari comprando e vendendo schede telefoniche dentro Sears e per corrispondenza. Quasi ogni americano, all’epoca, aveva una carta di credito Sears.

La maggior parte degli americani nel 1994 non sapeva nemmeno cosa fosse una scheda telefonica, né come si usasse. Ma la gente cominciò a vedere immagini su licenza di Disney e di atleti, di Coca-Cola, McDonald’s, animali e praticamente qualsiasi cosa, compresa la pizzeria sotto casa: le aziende mettevano le proprie immagini sulle schede telefoniche a scopo promozionale. Diventò un grande business pubblicitario, e centinaia di società diverse iniziarono a produrle. Come commerciante volevo tenerle in stock tutte per i miei clienti. Diventò un’impresa impossibile.

Uno dei magazzini dell'attività di schede telefoniche di Steve Schwartz in Florida, con scatole d'archivio etichettate su scaffalature industriali
Uno dei magazzini dell’attività di schede telefoniche di Steve Schwartz in Florida, con scatole d’archivio etichettate su scaffalature industriali

Come descriveresti la tua collezione a qualcuno che non conosce questo hobby? Hai una specializzazione, un’area geografica o un tema preferito?

La mia collezione-archivio, che un giorno vorrei donare a un museo, contiene un esemplare di ogni scheda telefonica emessa negli Stati Uniti dall’inizio, intorno al 1984, fino all’anno 2000. La mia collezione personale contiene quelle che considero le schede telefoniche più belle del mondo: le schede Disney giapponesi. E ho anche una collezione personale quasi completa delle prime schede giapponesi, le DenDenKoSha e le counter card National e NTT.

Quante schede telefoniche hai approssimativamente nella tua collezione? E in quanti anni l’hai costruita?

Ho comprato la mia prima scheda telefonica nel 1994, e oggi il mio inventario da commerciante supera abbondantemente il milione di schede. Ma ormai sono vecchio, e se qualcuno volesse comprare la mia intera azienda con tutte le schede telefoniche (e molto altro), al giusto prezzo è in vendita. Nella collezione-archivio statunitense ci sono circa 25.000 schede diverse, e ne mancano ancora molte prima che sia completa. La scheda che di solito porto con me, solo per il piacere di averla, è quella dedicata agli artisti del Rock & Roll.

La scheda telefonica Grapevine dedicata agli artisti del Rock & Roll che Steve Schwartz porta con sé per il piacere di averla
La scheda telefonica Grapevine dedicata agli artisti del Rock & Roll che Steve Schwartz porta con sé per il piacere di averla
https://youtu.be/KnTH4lyA5M8

C’è una scheda a cui non rinunceresti mai? Cosa la rende così speciale per te?

Nella collezione-archivio ci sono schede stampate in pochissimi esemplari. Considero quelle le più rare. Ci sono le Coca-Cola Grand Prize Winner del 1994: ne furono stampate solo 3 o 4 per ciascuna versione, e un set di 4 andò bruciato in un incendio nella sede della TekTel Marketing, quindi al mondo ne possono esistere solo 2 o 3 per tipo. I quattro loghi nell’angolo in alto a sinistra erano catene di supermercati americane. E poi c’è la scheda AT&T più rara: solo due esemplari attivi furono stampati per la convention del Partito Repubblicano del 1992 in Texas.

Le quattro schede telefoniche Coca-Cola Grand Prize Winner del 1994, di cui possono esistere al mondo solo due o tre esemplari per tipo
Le quattro schede telefoniche Coca-Cola Grand Prize Winner del 1994, di cui possono esistere al mondo solo due o tre esemplari per tipo
Scheda telefonica AT&T TeleTicket stampata per la Republican National Convention del 1992 a Houston, Texas: ne esistono solo due esemplari conosciuti
Scheda telefonica AT&T TeleTicket stampata per la Republican National Convention del 1992 a Houston, Texas: ne esistono solo due esemplari conosciuti

Ma la scheda che vorrei tenere anche se vendessi l’intera azienda è la IntelExpo. È considerata la prima scheda telefonica introdotta negli Stati Uniti, prodotta da Landis & Gyr per la grande esposizione dell’industria delle telecomunicazioni che si tenne a Washington nel 1985 per presentare le tecnologie emergenti.

La scheda telefonica IntelExpo '85 di Landis & Gyr, considerata la prima scheda telefonica introdotta negli Stati Uniti, Washington DC, aprile 1985
La scheda telefonica IntelExpo ’85 di Landis & Gyr, considerata la prima scheda telefonica introdotta negli Stati Uniti, Washington DC, aprile 1985

Cosa ti dà più soddisfazione in questo hobby: la ricerca, la scoperta, la storia dietro le schede, il contatto con altri collezionisti o qualcos’altro?

Quello che mi piace di più è la ricerca e la catalogazione di ogni scheda. Mi dà solitudine tranquilla, pace e concentrazione, in un mondo esterno pieno di frustrazione. L’ho capito per la prima volta quando sono diventato Editorial Consultant del catalogo 1997 delle schede telefoniche prepagate, cash e transit card di Stati Uniti e Canada: 872 pagine, il catalogo più grande e rispettato dell’epoca. Ma credo che oggi questo hobby mi piacerebbe ancora di più, se riuscissimo a far avvicinare nuovi collezionisti.

File di classificatori che custodiscono parte dell'archivio catalogato di schede telefoniche di Steve Schwartz
File di classificatori che custodiscono parte dell’archivio catalogato di schede telefoniche di Steve Schwartz

Hai mai fatto una scoperta inaspettata? Una scheda trovata per caso che si è rivelata particolarmente rara o significativa?

Dato che si presume io ne sappia più della maggior parte dei venditori, di scoperte inaspettate non ce ne sono state. Faccio sempre le mie ricerche prima di fare un’offerta al venditore. E cerco sempre di essere il miglior acquirente in un mercato del collezionismo che, di questi tempi, è molto fiacco e lento.

Le vere scoperte, in un certo senso, sono state le collezioni che hanno trovato la strada verso di me. Negli anni ho acquistato l’inventario residuo di AmeriTech, una delle più grandi compagnie telefoniche degli Stati Uniti, una delle “Baby Bell”. Poi sono arrivate le collezioni aziendali di schede telefoniche di AmeriVox e di Amos Press, l’editore del Moneycard Collector Catalog.

Alcune collezioni sono arrivate con una storia attaccata. Chris Garibaldi (AmeriCards), che scrisse i primi cataloghi americani insieme a Steve Hiscocks, guidò per 3.000 miglia per consegnarmi di persona il suo inventario residuo. La collezione di Steve Eyer è arrivata a me dalla sua vedova. E quando ho comprato l’inventario residuo di Powell & Associates di Luis Vigdor, il più grande grossista americano di schede telefoniche, suo figlio guidò un autoarticolato da New York per consegnarmi 97 scatoloni.

Poi ci sono stati gli inventari residui del primo negozio di schede telefoniche degli Stati Uniti, “Keep The Change” di Scott duPont, di KARS (Scott Shapiro) e di molti altri. C’è stato l’affare con il commercialista di William Shatner per le loro schede di Star Trek, e quello con TekTel Marketing per le schede promozionali Norman Rockwell e Coca-Cola… e pezzo dopo pezzo, gran parte della storia del mercato americano delle schede telefoniche è finita sotto il mio tetto.

Hai mai partecipato al PIM – Phonecards International Meeting? Se sì, cosa ricordi di quell’esperienza? Se no, è qualcosa che ti piacerebbe fare?

Non ho mai partecipato a un PIM. Ma a metà degli anni ’90 ho partecipato a moltissimi eventi americani dedicati alle schede telefoniche, compresi quelli che si tenevano all’interno delle grandi manifestazioni di francobolli e monete. Sono stato perfino relatore sul collezionismo di schede telefoniche davanti a manager del settore telecom. Non ho mai partecipato a eventi fuori dagli Stati Uniti, ma mi sono sempre divertito moltissimo a quelli che avevamo qui. Ora che sono sopra i settant’anni, non ho più voglia di viaggiare per partecipare a eventi oltreoceano.

Come hai conosciuto il WPC Club e cosa ti ha convinto a iscriverti?

Sono diventato socio del WPC Club fin dall’inizio perché conoscevo alcune delle persone coinvolte fin dalla prima ora, e volevo sostenere quello che stavano facendo per provare a rilanciare questo hobby.

C’è qualcosa che ti aspetti dalla comunità del WPC Club e che non hai ancora trovato altrove?

La mia speranza più grande è che il WPC Club riesca a far rivivere un hobby che si sta restringendo e che ha una platea di collezionisti sempre più anziana.

Corridoi di scaffalature con migliaia di scatole di schede telefoniche nell'inventario di Steve Schwartz
Corridoi di scaffalature con migliaia di scatole di schede telefoniche nell’inventario di Steve Schwartz

C’è qualcosa della tua storia di collezionista che vorresti condividere e che le domande precedenti non ti hanno permesso di raccontare?

Spero che le persone visitino il mio sito, CollectorMagic.com, e cerchino il tema o il soggetto che collezionano. Il sito può essere usato anche come catalogo online delle schede telefoniche nordamericane.


Da un banco dentro un grande magazzino Sears a un archivio che custodisce la memoria completa delle schede telefoniche statunitensi del primo periodo: la storia di Steve Schwartz racconta un’epoca in cui le schede telefoniche erano pubblicità, tecnologia e collezionismo insieme, e un intero paese le scopriva per la prima volta. La sua collezione-archivio, pensata per essere un giorno patrimonio di un museo, è già oggi un lavoro da storico, prima ancora che da collezionista.

E il suo augurio è lo stesso che anima il WPC Club: riportare nuovi collezionisti verso questo hobby. Se anche tu hai una collezione da raccontare e sei socio del WPC Club, scrivici: potresti essere la prossima voce di Storie dei collezionisti.