Andrea Franzoni: prototipi, errori di stampa e 12.000 schede telefoniche italiane

Continuiamo la serie Storie dei collezionisti con Andrea Franzoni, collezionista italiano che da 28 anni raccoglie solo schede telefoniche italiane: circa 12.000 pezzi, con una predilezione per prototipi ed errori di stampa. Tutto è iniziato in un ospedale, nel 1998.

La nostra serie Storie dei collezionisti prosegue con Andrea Franzoni, un collezionista italiano la cui passione è nata in un luogo inaspettato: il corridoio di un ospedale, nel 1998. Da quel giorno non si è più fermato e oggi, dopo 28 anni, custodisce circa 12.000 schede telefoniche italiane.

La sua è una collezione precisa e personale, dedicata interamente all’Italia e con una predilezione per le categorie più sfuggenti: prototipi ed errori di stampa. Ma dietro i numeri c’è soprattutto una rete di persone, amici collezionisti, ex dipendenti ed esperti che le schede le avevano viste nascere. È da loro che Andrea ha imparato, ed è anche grazie a quel sapere condiviso che, insieme a un team, ha firmato due cataloghi Golden. Gli abbiamo chiesto di raccontarci come tutto è cominciato e cosa, dopo tutti questi anni, lo tiene ancora legato a questo mondo.

Andrea Franzoni con la sua collezione di schede telefoniche italiane tra raccoglitori e album
Andrea Franzoni con la sua collezione di schede telefoniche italiane tra raccoglitori e album

Da quanti anni collezioni schede telefoniche e come è iniziata questa passione? C’è un momento preciso che ricordi, una prima scheda, un incontro che ha cambiato tutto?

Il primo incontro con la scheda telefonica vista sotto un’altra luce è avvenuto nel 1998, in un ospedale. Mia mamma, alle prese con una telefonata, fu avvicinata da un infermiere che le chiese se, una volta finita la chiamata, potesse ricevere la scheda esaurita. Lei, incuriosita, fece qualche domanda e poi mi chiese se volessi tenerla io o se poteva donarla al signore. Io avevo già un po’ i sintomi dell’accumulatore, e il mio indugiare nel rispondere all’apparentemente semplice quesito fu interrotto dall’infermiere, che mi mise in mano un mazzo di 15-20 schede per poter avere quella di mia mamma.

C’erano l’alba Telecom, l’aereo verde, qualche trottola. Solo che da quel momento in poi non smisi mai più di accumularle, scambiarle e infine comprarle: ai mercatini, alle fiere, da sconosciuti sui marciapiedi e da edicolanti che tenevano raccoglitori di usate “sottobanco”. Non ho mai smesso nemmeno durante le superiori, quindi a oggi sono circa 28 anni che le colleziono.

Come descriveresti la tua collezione a qualcuno che non conosce questo hobby? Hai una specializzazione, un’area geografica o un tema preferito?

La mia è una collezione di schede telefoniche italiane, discretamente avanzata, con un’attenzione particolare alle categorie di prototipi ed errori di stampa. È una collezione variegata ma ordinata, che include tutte le tipologie di schede prodotte per conto di SIP e Telecom e dalle altre compagnie satellite.

Raccoglitori aperti di schede telefoniche italiane SIP e Telecom dalla collezione di Andrea Franzoni
Raccoglitori aperti di schede telefoniche italiane SIP e Telecom dalla collezione di Andrea Franzoni

Quante schede hai circa in collezione? E in quanti anni le hai accumulate?

Numericamente dovrei avere circa 12.000 pezzi, di sole schede italiane, raccolte in questi 28 anni di passione, ma soprattutto dal 2008, quando ho iniziato ad avere la mia indipendenza economica.

C’è una scheda che non cederesti mai? Cosa la rende così speciale per te?

Di base cerco di non cedere mai pezzi della collezione, anche se è accaduto alcune rare volte, in occasione di scambi particolarmente vantaggiosi e per pezzi rari, ma non introvabili. Ci sono diverse schede che hanno un valore particolare, oltre a quello economico: magari perché arrivano da un amico collezionista o da un appassionato che non c’è più, oppure perché sono piuttosto rare, viste anche una sola volta, e non saprei come e dove ritrovarle.

Quelle non penserei mai di cederle, finché resterò un appassionato collezionista. La regola di base resta una: la collezione non si tocca. Una scheda, in particolare, ricopre un ruolo fondamentale: due prototipi stampati insieme e fustellati con l’immagine divisa a metà sul supporto. È una scheda bella, di valore, e proviene da una trattativa importante con una persona che per me ha contato molto nel collezionismo.

Errore di stampa su prototipo: scheda telefonica italiana con metà immagine Méditerranée e metà prototipo Bertello, dalla collezione di Andrea Franzoni
Errore di stampa su prototipo: scheda telefonica italiana con metà immagine Méditerranée e metà prototipo Bertello, dalla collezione di Andrea Franzoni

Cosa ti dà più soddisfazione di questo hobby: la ricerca, la scoperta, la storia dietro le schede, il contatto con altri collezionisti, o qualcos’altro?

Mi divertono la ricerca e il confronto, la sistemazione e la scoperta di pezzi o dettagli nuovi. E sapere che ci sono tanti altri collezionisti aiuta a sentirsi più forti e a tenere viva la passione.

Hai mai fatto una scoperta inaspettata? Una scheda trovata per caso che si è rivelata particolarmente rara o significativa?

La prima che mi viene in mente è un test Urmet, comprato in un blocco di altri prototipi simili, che si è rivelato una prova del Vaticano a tiratura di soli 5 pezzi.

Hai partecipato al PIM – Phonecards International Meeting? Se sì, cosa ricordi di quell’esperienza? Se no, è qualcosa che ti piacerebbe fare?

Ho partecipato alla prima edizione del PIM, a Novegro, e ricordo che, nonostante lo scarso afflusso, mi ero divertito. Soprattutto è stato soddisfacente vedere così tanti banchi di sole schede, cosa che in altre fiere e mercatini non accade.

Come sei venuto a conoscenza del WPC Club e cosa ti ha convinto a iscriverti?

Ho conosciuto il WPC Club tramite Davide Gambardella, che me ne ha spiegato gli obiettivi e l’importanza di dare manforte a un’associazione che ancora si preoccupa di dare un volto ai collezionisti e organizza un evento esclusivo dedicato alle schede telefoniche.

C’è qualcosa che ti aspetti dalla community del WPC Club che non hai ancora trovato altrove?

Nel difficile contesto in cui si muove, secondo me ha già raggiunto risultati invidiabili.

C’è qualcosa della tua storia di collezionista che vorresti condividere e che le domande precedenti non ti hanno permesso di raccontare?

Il mio collezionismo ha avuto una svolta anche grazie a notizie, consigli e ritrovamenti nati dalla frequentazione di esperti, collezionisti “grandi”, ex dipendenti, commercianti e altre figure di spicco di un’epoca in cui materiale e informazioni viaggiavano più lenti ma più sicuri, con meno distorsioni, con più voglia di insegnare e condividere, e con un entusiasmo più duraturo.

Forse perché derivava a sua volta da esperienze dirette con persone che le schede le avevano viste nascere, ci avevano lavorato, le avevano usate davvero tanto e ne avevano una visione non solo da collezionista. Quello che ho imparato e quello che ho vissuto resteranno per sempre parte di me, e ricorderò anche con un po’ di malinconia quegli anni spettacolari di collezionismo e divertimento che mi facevano desiderare la domenica mattina al mercatino, in attesa di una nuova avventura.

Più di recente ho redatto e pubblicato, insieme a un team, due cataloghi Golden, che hanno sicuramente contribuito ad ampliare le conoscenze e a rafforzare il mio legame con la collezione.


Dalla scheda esaurita di sua madre in un ospedale ai due prototipi fustellati insieme, la storia di Andrea racconta qualcosa che va oltre i 12.000 pezzi della sua collezione. Racconta una disciplina (“la collezione non si tocca”) e, soprattutto, un legame con le persone: gli esperti, gli ex dipendenti e i collezionisti che gli hanno insegnato a leggere una scheda non solo come oggetto da raccogliere, ma come testimonianza di un’epoca. Con i suoi due cataloghi Golden, oggi è lui a restituire quel sapere alla community.

È esattamente questo che la serie Storie dei collezionisti vuole mettere in luce: dietro ogni collezione c’è una persona, e dietro ogni persona una storia. Se anche tu sei socio del WPC Club e hai una collezione da raccontare, scrivici: potresti essere la prossima voce delle Storie dei collezionisti.